Giardinaggio
Processionaria del pino: come riconoscerla, rischi e obblighi di lotta
Guida completa alla processionaria del pino: ciclo biologico, riconoscimento nidi, pericoli, obbligo di lotta D.M. 30 ottobre 2007 e tecniche di intervento.
In sintesi
- La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è un lepidottero defogliatore pericoloso per umani e animali: i peli urticanti causano reazioni dermatologiche gravi e possono essere letali per i cani.
- La lotta è obbligatoria: il D.M. 30 ottobre 2007 del MIPAAF impone al proprietario di pini infestati l'obbligo di intervento in zone a rischio; il mancato adempimento comporta sanzioni.
- I nidi bianchi e cotonosi sono visibili da novembre a marzo sulla chioma dei pini; le processioni larvali scendono dalla pianta in primavera per interrarsi.
- Le tecniche professionali includono endoterapia, spruzzatura con Bacillus thuringiensis kurstaki, asportazione meccanica dei nidi con attrezzature DPI.
Introduzione
La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa) è uno dei parassiti più pericolosi presenti nei giardini e nei parchi della Lombardia. Non è solo un defogliatore che indebolisce il pino: è un problema sanitario serio per l’uomo e potenzialmente letale per cani e altri animali domestici. In più, la sua gestione è regolata per legge: il D.M. 30 ottobre 2007 del MIPAAF (oggi MASAF) impone l’obbligo di lotta obbligatoria nelle zone a rischio individuate dalle Regioni.
In questa guida spieghiamo come riconoscere la processionaria del pino, quali sono i pericoli reali, cosa dice la normativa, e quali tecniche professionali usiamo per eliminarla dai giardini privati, parchi condominiali e aree verdi aziendali in Lombardia.
Che cos’è la processionaria del pino
Si tratta di un lepidottero (farfalla notturna) della famiglia Notodontidae. L’adulto è poco vistoso, grigio-marrone, attivo tra giugno e settembre. Il problema sono le larve, che passano l’inverno in nidi sericei bianchi sulla chioma dei pini e delle specie simili (cedri in alcuni casi).
Le larve hanno il comportamento che dà il nome alla specie: si muovono in processione, una dietro l’altra, seguendo una traccia di feromoni. Questo le rende riconoscibili e tristemente visibili nei giardini tra febbraio e aprile.
Piante ospiti in Lombardia
- Pinus nigra (pino nero) — specie più colpita, frequente nei parchi storici.
- Pinus sylvestris (pino silvestre) — diffuso in zone prealpine e alpine.
- Pinus pinea (pino domestico) — meno frequente ma presente in ville lacustri.
- Pinus halepensis (pino d’Aleppo) — raro in Lombardia, più comune sul Garda.
- Cedrus atlantica, Cedrus deodara — cedri ornamentali, colpiti occasionalmente.
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Ciclo biologico: perché conoscerlo cambia tutto
La gestione corretta della processionaria dipende dal riconoscere in quale fase si trova la popolazione.
| Fase | Periodo in Lombardia | Cosa succede |
|---|---|---|
| Adulto (farfalla) | Giugno - settembre | Accoppiamento, deposizione uova su aghi di pino |
| Uova | Luglio - agosto | Ovature a manicotto sui rametti apicali |
| Larve L1-L2 | Agosto - settembre | Prime colonie, nidi piccoli e poco visibili |
| Larve L3-L4 | Ottobre - gennaio | Nidi definitivi ben visibili, alimentazione notturna |
| Larve L5 (processioni) | Febbraio - aprile | Discesa dalla pianta, processioni al suolo, interramento |
| Crisalide | Primavera - estate | Sotto terra, dormiente, sfarfallamento estivo |
Punto chiave operativo: i trattamenti preventivi sono efficaci sulle larve giovani (L1-L3) quando sono ancora vulnerabili. Dopo, serve l’asportazione meccanica o tecniche più invasive.
Come riconoscere un’infestazione
I nidi
Sono bianchi, cotonosi, sericei, delle dimensioni di una palla da tennis o più grandi, posizionati generalmente nella parte alta e alla periferia della chioma. Sono ben visibili da novembre a marzo, anche da lontano, soprattutto al sole invernale. In un pino può esserci un solo nido o decine: ogni nido contiene centinaia di larve.
Gli aghi rosicchiati
Intorno al nido gli aghi sono consumati, il rametto appare “sfilato” con solo la parte basale degli aghi. Sotto la pianta si trovano escrementi granulari, simili a piccoli grani di pepe, color ruggine.
Le processioni
Tra fine febbraio e aprile (pianura) o marzo-maggio (zone più fredde) le larve mature scendono dalla pianta in fila indiana. La processione può essere lunga diversi metri e si sposta alla ricerca di un punto dove interrarsi e crisalidare.
Se vedi una processione al suolo: non avvicinarti, non lasciare cani o bambini in zona, contatta un tecnico abilitato.
I pericoli reali: non sottovalutare
Per l’uomo
I peli urticanti delle larve contengono taumetopoeina, una proteina termostabile che provoca:
- Dermatiti con eritema, prurito intenso, ponfi (entro 1-4 ore dal contatto).
- Congiuntiviti se i peli entrano negli occhi.
- Irritazione vie respiratorie se inalati (tosse, broncospasmo).
- Reazioni anafilattiche in soggetti predisposti: raro ma documentato, emergenza da pronto soccorso.
Non serve toccare le larve: i peli sono volatili e il vento li trasporta. Nelle giornate ventose di marzo possono raggiungere balconi e terrazzi anche a decine di metri da un pino infestato.
Per i cani
La processionaria è una delle più pericolose emergenze veterinarie primaverili. Il cane incuriosito lecca o annusa le larve; la taumetopoeina provoca in pochi minuti:
- Necrosi progressiva della lingua (da rosa a grigia, poi nera).
- Gonfiore del muso, difficoltà respiratoria.
- Salivazione abbondante, vomito.
- Nei casi gravi, perdita parziale o totale della lingua, shock, morte.
Azione: lavare immediatamente la bocca con acqua corrente abbondante (senza strofinare, senza aceto o limone come dice la vulgata: solo acqua), trasporto immediato dal veterinario. Tempo e lavaggi ripetuti sono decisivi.
Per i pini stessi
Un’infestazione ripetuta per più stagioni indebolisce progressivamente la pianta: chioma diradata, crescita rallentata, maggiore suscettibilità a scolitidi e altri parassiti. In casi gravi e cronicizzati si arriva al deperimento irreversibile.
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Cosa dice la legge: D.M. 30 ottobre 2007
Il Decreto Ministeriale del 30 ottobre 2007 del Ministero delle Politiche Agricole (oggi MASAF), aggiornato dai Servizi Fitosanitari Regionali, dispone:
- Lotta obbligatoria contro la processionaria del pino nelle zone individuate come a rischio.
- Obbligo per il proprietario della pianta (privato, condominio, ente pubblico) di intervenire tempestivamente quando viene accertata la presenza.
- Collaborazione con Servizi Fitosanitari Regionali e segnalazione delle infestazioni.
- Sanzioni per chi non adempie: variabili per Regione, possono includere multe amministrative e obbligo di esecuzione in danno.
In Lombardia il riferimento operativo è il Servizio Fitosanitario della Regione, che pubblica annualmente bollettini con le zone soggette a lotta obbligatoria e le tecniche consentite.
In pratica: se hai un pino infestato nel tuo giardino, non è una scelta discrezionale intervenire. È un obbligo. E non puoi farlo in modi improvvisati (fuoco, sparatorie, insetticidi non autorizzati): servono tecniche e formulati consentiti.
Tecniche di intervento professionale
Ogni infestazione richiede una valutazione specifica: dimensione della pianta, numero di nidi, periodo dell’anno, accessibilità, presenza di persone o animali sensibili. Le tecniche principali usate in Lombardia sono quattro.
1. Bacillus thuringiensis var. kurstaki (Btk)
È un insetticida biologico (batterio) autorizzato in agricoltura biologica. Si applica tramite atomizzatore o cannone a basso volume sulla chioma del pino, da fine settembre a fine ottobre, quando le larve sono ancora nei primi stadi e mangiano attivamente gli aghi. Le larve ingeriscono il Btk, che produce tossine letali nel loro intestino. Selettivo per lepidotteri, non tossico per api, uccelli, mammiferi, ambiente.
- Vantaggi: biologico, selettivo, consentito anche in aree sensibili (scuole, ospedali).
- Limiti: finestra temporale stretta, efficacia ridotta sulle larve mature.
2. Endoterapia
Iniezione di principio attivo insetticida (tipicamente abamectina o analoghi autorizzati) direttamente nel tronco del pino tramite cannule. Il prodotto viene veicolato dalla linfa fino agli aghi e colpisce le larve in alimentazione.
- Periodo: da giugno a luglio, durante la massima attività linfatica.
- Vantaggi: zero deriva, nessuna dispersione nell’aria, ideale in aree urbane densamente frequentate.
- Limiti: richiede operatori abilitati, attrezzatura specifica, pianta in condizioni vegetative sufficienti per veicolare il prodotto.
3. Asportazione meccanica dei nidi
Rimozione fisica dei nidi tramite potatura del rametto che li ospita, usando aste telescopiche o piattaforma aerea. Eseguita da operatori abilitati con DPI completi (tuta integrale, visiera, guanti, respiratore FFP3). I nidi asportati vanno raccolti in sacchi sigillati e smaltiti come rifiuto speciale.
- Periodo: novembre - febbraio, nido ancora compatto e larve dentro.
- Vantaggi: eliminazione immediata e fisica del problema.
- Limiti: richiede accesso alla chioma, DPI, smaltimento corretto. Pericoloso per non addetti.
4. Trappole a feromoni (monitoraggio) e trappole a collare
Le trappole a feromoni si installano in estate e servono per monitorare gli adulti in volo: utili per pianificare interventi successivi. Le trappole a collare si installano sul tronco a febbraio e intercettano le larve in discesa per le processioni: utili in integrazione, non come metodo unico.
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Cosa NON fare mai
- Non bruciare i nidi: il fuoco disperde i peli urticanti moltiplicandone il raggio di pericolosità.
- Non potare senza DPI rami infestati: anche un nido vuoto conserva peli urticanti attivi per mesi.
- Non spruzzare insetticidi generici hobbistici: inefficaci contro la processionaria e spesso non autorizzati.
- Non interrompere un ciclo di trattamento dopo la prima applicazione: quasi sempre serve ripetere.
- Non lasciare il cane libero in zona infestata durante le processioni primaverili.
Conclusione
La processionaria del pino è un problema serio, regolato per legge, che richiede diagnosi, tempistica e tecniche professionali. In Lombardia abbiamo infestazioni attive ogni anno in provincia di Milano, Varese, Como, Bergamo, Brescia e in zona lacustre. La gestione fai-da-te è pericolosa per la salute e quasi sempre inefficace.
Se sul tuo pino vedi nidi bianchi, processioni al suolo, aghi rosicchiati, o hai ricevuto una segnalazione del Servizio Fitosanitario, richiedi un sopralluogo tecnico. Valutiamo l’infestazione, verifichiamo i tempi ottimali di intervento, applichiamo la tecnica corretta (Btk, endoterapia, asportazione meccanica) con preventivo personalizzato senza impegno. Operiamo in tutta la Lombardia con operatori abilitati e DPI completi.
Domande frequenti
È obbligatorio togliere i nidi di processionaria dai pini?
Sì, in tutte le aree a rischio individuate dai Servizi Fitosanitari Regionali la lotta è obbligatoria ai sensi del D.M. 30 ottobre 2007. Il proprietario della pianta (privato, condominio, ente) è responsabile e deve intervenire tempestivamente o incaricare una ditta abilitata.
La processionaria è pericolosa per l'uomo?
Sì. I peli urticanti delle larve contengono taumetopoeina, una proteina che provoca dermatiti, orticaria, congiuntiviti e in soggetti sensibili shock anafilattico. Non occorre contatto diretto: i peli diffondono nell'aria anche a distanza dalla pianta infestata.
Un cane che lecca una processionaria può morire?
Sì, è un'emergenza veterinaria. Il contatto con la bocca provoca necrosi della lingua in poche ore. Il cane va portato immediatamente dal veterinario: il ritardo può causare perdita parziale della lingua o la morte per shock.
Qual è il periodo migliore per trattare la processionaria?
Il trattamento più efficace con Bacillus thuringiensis si effettua da fine settembre a fine ottobre, quando le larve sono nei primi stadi, mangiano attivamente e sono vulnerabili all'ingestione del biologico. L'endoterapia si esegue tra giugno e luglio.
Si possono bruciare i nidi di processionaria?
No. È vietato e pericoloso: il fuoco disperde i peli urticanti rendendoli ancora più volatili e concentrati, con rischio per chi brucia e per i vicini. Nidi asportati vanno raccolti in sacchi sigillati e smaltiti come rifiuto secondo le indicazioni del Servizio Fitosanitario.
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